Kicè incontra lo scrittore Marco Archetti
Kicè incontra lo scrittore Marco Archetti
In libreria, i miei percorsi tra gli scaffali, sono guidati dai titoli. Entro, guardo e parole armoniose in copertina mi obbligano ad uno stop. Allora mi fermo, prendo in mano il volume , lo osservo da vicino, me lo rigiro tra le mani, poi leggo le prime righe della prima pagina che per me sono sacre… Se l’autore supera queste due prove: acquisto.
Marco Archetti l’ho conosciuto così, qualche anno fa, con il suo secondo libro: “Vent’anni che non dormo”: divorato in pochi giorni. Da lì ho continuato a seguirlo. Il 7 Febbraio è uscito in libreria, “Lola Motel”, si tratta della riedizione, per Feltrinelli, del suo romanzo d’esordio… Ho colto l’occasione per cercarlo e convincerlo a rispondere a qualche domanda….
Ciao Marco, benvenuto…
Come ho detto, “Lola Motel” è la riedizione del tuo romanzo d’ esordio. Mi viene da pensare, un pò come rincontrare il primo amore. Com’ è stato confrontarti di nuovo con quella storia? E’ stato spaesante, comico, determinante. Spaesante perche’ non mi ricordavo di me, non rileggendomi praticamente mai. Comico perche’, pur essendo il romanzo molto riuscito tenuto conto che si trattava di un esordio (”Il primio libro non bisognerebbe mai averlo scritto”, Italo Calvino) qua e la’ sono incorso in qualche ingenuita’. Determinante perche’ riprenderlo mi ha permesso di capire meglio dove sto andando. Se la prossima domanda e’ “Dove stai andando?”, la risposta e’: ”Ne parliamo un’altra volta.”
Ho letto sul tuo blog sul sito di Feltrinelli che a ripensarci ora, non ti sembra quasi possibile di averla scritta questa storia. In che senso? Com’era nata? Be’, l’ho scritta meta’ a L’Avana, in pomeriggi assolati, e meta’ in Italia, in nottate infinite. A Cuba abitavo lungo il Malecòn, all’Avana Centro, e il libro si e’ nutrito di tutto il disordine sonoro tipico della capitale caraibica. In Italia abitavo a Brescia, in un minuscolo monolocale, e nella storia si sono insinuati silenzi e solitudine. Quando dico che mi sembra impossibile averla scritta intendo dire che mancavo di premeditazione, di escogitazione. Ho scritto, ed e’ saltato fuori un libro, figlio di una meravigliosa e pura incoscienza. Ma “Lola motel” lo difendero’ fino alla morte. (Dichiarazione di ingiustificabile estremismo, me ne rendo conto.)
In “Lola Motel”c’è molta sensualità. Nella scrittura esistono dei tabù? Mi fanno orrore quelli che hanno una citazione pronta per ogni argomento, ma permettimi di inciampare in Francis Scott Fitzgerald. Diceva: “Scrivere e’ un lavoro per chi ama il rischio. Immagineresti un soldato che fosse solo un po’ coraggioso?”. Ossia: nella mia scrittura non esistono tabu’, lo postula la scrittura stessa, la sua meccanica e la dinamica narrativa. In un libro sono stato un transessuale, in un altro un ragazzino con poteri paranormali al tempo del Fascismo (”Maggio splendeva”), in un altro, “Lola motel”, un adolescente che scopre la realta’ attraverso il suo corpo. Sono il molteplice, quando scrivo, e cerco di andarne a fondo, esumando quel che deve essere esumato, pulito o sporco che sia. Ma permettimi anche di dire che la sensulita’, il sesso, non qualificano l’assenza di tabu’ di uno scrittore. A volte e’ piu’ squassante scrivere di altre nudita’.
Che rapporto hai con la rete? Quotidiano ma selettivo. A volte pure discontinuo, a pensarci bene. Quotidiano con la posta elettronica. Ma forse nemmeno. Internet lo uso, ma non mi faccio travolgere. Non ce l’ho nemmeno in casa. Mi conosco. Poi non mi staccherei piu’.
Quali sono i siti che visiti più frequentemente? Non saprei. Uso quelli che mi servono quando mi servono. Quello di Feltrinelli, quello di Luttazzi, IBS se cerco qualche film che poi puntualmente non trovo nemmeno li’. L’altro giorno ne ho aperto uno sull’Anarchia. Oppure quello del Pd. Quello dei Radicali o di Radio24. Anche quello della EDT, per foto e consigli di viaggio. Ora vorrei aprire quello del Popolo della Liberta’, ma cosi’, per farmi due risate che poi, inevitabilmente, si tramuteranno in pianto isterico.
E degli amori che nascono in rete cosa ne pensi? Mah, non me ne sono mai capitati, senno’ ne penserei benissimo. Rimango dell’idea che i rapporti si nutrano di carne, di ossa, e di opportunita’ di toccarsi. Magari ci si crive. Ma dopo.
Se ti iscrivessimo a Kicè magari cambieresti idea
Grazie.
Prego.
Ginger!
Lunedì, 18 Febbraio 2008 alle 13:10
Io ho letto “Vent’anni che non dormo” di Archetti…molto carino, lo consiglio